a clocktower and a gothic girl

La figlia dell’Alchimista – Episodio 5

“Non può combinare pasticci se gli insegno solo le sintesi di base, no?”

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«Ah!» gridò Nico. «Ti ho vista!» Puntò il dito contro l’orso di pezza sulla scrivania di Isabella.
«Hai fatto una magia! Hai fatto comparire l’orso dal nulla! Insegnalo anche a me! Dai! Dai!»
Isabella si mordicchiò un labbro e si affrettò ad afferrare l’orsetto e a farlo sparire dietro la schiena.
«Ma cosa vai farneticando, Nico? Non sono mica una strega!»
Nico assunse un’espressione ostinata e fece sporgere in fuori il labbro di sotto.
«Non mi prendere in giro! Tu hai fatto una magia e adesso mi dici come si fa o… o… Faccio la spia a mamma e papà, ecco!»
Isabella rifletté velocemente. Sui libri di papà c’erano le sue annotazioni. Perciò sapeva cos’era l’Alchimia. Ci avrebbe messo un secondo a collegare i fatti, anche se Nico avesse volutamente estromesso il proprio contributo dal racconto della vicenda. Erano entrati nella biblioteca e Isabella aveva letto i libri di Alchimia. Non gli era mai stato spiegato il motivo per cui fosse vietato entrare in biblioteca, ma Isa intuì che avesse a che fare proprio con i volumi d’Alchimia conservati sugli scaffali, abbandonati sui ripiani a prendere polvere. Erano fitti di sottolineature, note a margine, formule scritte da papà di suo pugno, per cui dovevano essere stati studiati a fondo, prima di essere riposti e sigillati dietro una porta chiusa a chiave.
Era logico supporre che papà volesse che i figli non avessero niente a che fare con l’Alchimia.
Nico poteva glissare sulla storia del libro strappato e addossare a Isa la responsabilità d’aver sbirciato in biblioteca, tanto più che l’orso di pezza “comparso dal nulla” e il quaderno su cui Isa aveva trascritto teorie, teoremi, postulati e formule potevano essere usati come prove.
Isabella non riusciva a immaginare quale avrebbe potuto essere la reazione di suo padre.
Considerò le varie opzioni. Nico aveva visto l’orso, non poteva nasconderlo. Poteva però mentirgli, raccontargli che stava giusto finendo di cucire l’orso al lume della lampada a gas… Ma lui si era già messo a strepitare, farfugliando di una “luce verde”. Scartò quell’opzione.
Anche Isabella si era accorta della luce color giada sprigionata dalla sintesi alchemica.
Non poteva rischiare che Nico, per ripicca, mettesse in atto la minaccia e facesse la spia.
Restava dunque una sola opzione. Isa odiava sentirsi ricattata dal fratello minore, ma…
«D’accordo» capitolò. «Ma non è magia. È… un’arte che si chiama Alchimia e non può far apparire le cose dal nulla. Per attivare la reazione ci vuole un cerchio alchemico e nel cerchio alchemico bisogna mettere i materiali della sintesi e poi bisogna concentrarsi molto perché l’oggetto che si vuole creare riesca bene. Ci sono formule, teoremi e postulati da studiare.»
Nicola era ancora scettico. Isabella sbuffò.
«D’accordo. Guarda qui!»
Gli mostrò il quaderno con le formule. Nico ebbe una vertigine nel cercare di decifrarle.
«La matematica non mi piace!»
«Questa non è matematica, scemo! Comunque le formule le devi imparare se vuoi usare la sintesi. Senza le formule non sai nemmeno quali calcoli fare per attivare il cerchio alchemico!»
«Senti, insegnami qualcosa di semplice! Ad esempio come… evocare il fuoco, sì! Grandioso!»
Isa ebbe un moto di stizza e lo colpì con uno scapellotto.
«Vuoi starmi a sentire, cretino? Il Fuoco è uno dei quattro elementi fondamentali e l’Alchimia del Fuoco è quella più pericolosa! Prima devi imparare a manipolare la Terra e l’Acqua e poi l’Aria e il Fuoco!»
Nicola si rigirò il quaderno tra le mani.
«Non so… sembra barbosa…»
Isabella trattenne il fiato – sperò, invano, che Nico si lasciasse dissuadere dalla difficoltà delle formule.
«Ma tu sei brava a dar ripetizioni di matematica per cui m’insegnerai anche questa roba.»
Isabella si afflosciò sul letto. Maledette ripetizioni di matematica! Una volta a settimana veniva un ragazzetto del paese a prendere ripetizioni. Isabella era particolarmente portata per lo studio ed eccelleva in tutte le materie. Non poteva farci niente. Studiare le piaceva e preferiva la compagnia dei libri alle persone. Ma insegnare a Nico un’arte pericolosa come l’Alchimia?
Isabella non era riuscita a leggere i libri di livello avanzato, ma… Se suo padre aveva relegato i volumi in una biblioteca che nessuno consultava, una ragione doveva esserci; un bibliofilo come lui.
“Non può combinare pasticci se gli insegno solo le sintesi di base, no?”
Conosceva Nico. Se lo studio fosse risultato troppo complesso, ci avrebbe mollato.
«Va bene» sbuffò scocciata. «Basta che non racconti a papà del libro e della biblioteca!»
«Sei matta? Mi uccide se lo scopre! Puoi… riparare il libro, vero?»
«Sì, ma voglio provare ancora qualche sintesi prima di provarci. Fila a letto, adesso!»
Nico aveva ottenuto ciò che voleva e corse a lavarsi i denti e a infilarsi il pigiama.
Isabella sospirò. In che guaio s’era andata a cacciare? Maledetta la sua curiosità!
Trascorsero i giorni. La mattina Nico e Isa studiavano sotto l’occhio vigile di Patrizia, la studentessa di Filosofia che veniva a fargli da istitutrice dalla città, o dell’assistente di papà, quando lei frequentava le lezioni all’università. Il pomeriggio Isabella faceva sudare Nico sui teoremi e sulle formule. Nicola non era un somaro. Una volta abbattuto il muro del linguaggio, cominciò ad afferrare le formule a un livello puramente intuitivo. Provò anche alcune sintesi.
I suoi prodotti non riuscivano perfetti come le creazioni di Isabella, ma la reazione funzionava.
Isabella continuò a studiare l’Alchimia anche per conto suo. Quando papà lavorava e mamma era fuori a fare la spesa, quando Nico, stanco delle formule, usciva a giocare in giardino, Isa scendeva in biblioteca, forzava la serratura con l’Alchimia, trafugava alcuni volumi, che poi portava in camera. Leggeva, prendeva appunti, poi li riponeva, rimettendo a posto la serratura, sempre con l’Alchimia. Fu così che in breve tempo perfezionò la sua conoscenza.
Ciò che non sospettava, era che Nico trafugasse i suoi appunti quando lei usciva con mamma a fare compere o assisteva papà con le visite, soprattutto quando c’erano i bambini, perché li faceva giocare e così distratti era più facile fargli la puntura o persuaderli a bere lo sciroppo.
Nicola non era bravo quanto lei e molte delle formule gli sfuggivano ancora, ma a pezzi e bocconi riuscì a mettere insieme una teoria dell’Alchimia del Fuoco che avrebbe potuto funzionare. Intanto, pianificava la sua vendetta contro Tommaso.
Fu così che passarono due settimane e Isabella riparò il libro e lo ripose al suo posto, così come fece con gli altri volumi che aveva preso in prestito. Ora aveva letto tutto ciò che c’era nella biblioteca a proposito dell’Alchimia e aveva soddisfatto la sua curiosità.
Non aveva idea di quale piano stesse architettando Nicola e a quali conseguenze avrebbe portato.
Avvenne un venerdì pomeriggio, fresco e soleggiato.
Mamma aveva steso i panni ad asciugare ed era andata al mercato a fare provvigioni per la cena. Papà era uscito per una visita a domicilio. Isabella e Nicola erano soli in casa.
Come sempre quando la casa era silenziosa, Isa si chiudeva in camera sua, prendeva una libro da uno scaffale, lasciava che il gatto si accoccolasse sulle sue ginocchia e s’immergeva nella lettura.
Nicola aveva altri programmi. Con un pezzo di carbone della stufa disegnò due cerchi alchemici, uno per ogni mano, sul palmo e uscì, per raggiungere il rifugio segreto, che poi segreto non era, di Tommaso e della sua banda.
Quando l’odore di fumo le colpì le narici, Isabella chiuse il libro e andò alla finestra, che aveva lasciato aperta per lasciar entrare l’aria tiepida e il profumo di ginestre del cespuglio che cresceva sotto la sua stanza. Una densa colonna nera si levava dal bosco. Ebbe un orribile presentimento.

Che cosa sarà accaduto alla capanna di Tommaso?

  • Nico ha usato l’Alchimia, che è esplosa in faccia a Tom prima di sfuggire al suo controllo. Le fiamme si sono sparse tutte intorno. Il bosco brucia.(67%)
  • Nico ha usato l’Alchimia, è sfuggita al suo controllo e ha provocato un incendio.(33%)
  • Nico ha usato l’Alchimia, non ha funzionato. Stizzito, ha preso una scatola di fiammeri dalla tasca e ha minacciato Tom. Nella baruffa che è seguita, fiammifero e scatola sono caduti, gli altri fiammiferi hanno preso fuoco…(0%)

2 comments on “La figlia dell’Alchimista – Episodio 5”

  1. Certo che Nico è proprio cocciuto. Invece che accontentarsi delle lezioni della sorella e lasciar perdere il resto medita vendetta… non ne verrà fuori nulla di buono secondo me!

    P.S. Gli episodi precedenti non li ho commentati, perché li avevo letti già su The incipit, da questo in poi invece li leggo qui…

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  2. Vero, Nico è proprio un monello.
    Sto pensando di dare una continuazione alla storia e sto pensando di scriverla direttamente sul blog, perché così ho un po' più di respiro.
    Magari scrivendo qualche domanda alla fine dell'episodio come su The Incipit, per stuzzicare la curiosità dei lettori e conoscere anche il loro punto di vista. Che ne dici?

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