I miei manga preferiti

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Questo post mi è stato ispirato da un post sul blog di Nocturnia.

Card Captor Sakura (CLAMP)


A me i lavori delle CLAMP piacciono molto, anche se alcuni mi sono piaciuti di più, altri meno.

Card Captor Sakura è tra i miei preferiti. L’ho letto che facevo le scuole medie, l’età ideale, perché è il target a cui hanno pensato originariamente le autrici disegnando questo delizioso fumetto, che parla di amicizia, magia e del primo amore. Mi spiego: la vicenda è ambientata negli ultimi tre anni di scuola elementare della protagonista, che, nel sistema scolastico giapponese, corrispondono ai nostri tre anni di scuole medie. Per cui io e Sakura avevamo la stessa età, nel periodo in cui lo leggevo.

Mi ci sono affezionata. Tanto che, quando è uscito Tsubasa Reservoir Chronicle, non proprio un seguito, ma uno spin-off di CCS, ci sono cascata in pieno e non ho resistito alla tentazione di leggerlo e collezionarlo. L’edizione che ho io di CCS è una prima edizione ormai consunta dal molto leggere. Alcuni volumetti, se non faccio attenzione, rischiano di perdere le pagine, perché la rilegatura ha ceduto.

La storia è quella di Sakura Kinomoto, una bambina di sesta elementare che non sa di essere imparentata con il più grande mago di tutti i tempi, Clow Reed. Questo mago ha lasciato in eredità ai suoi successori un libro, che contiene delle carte magiche, in grado di creare ogni sorta di danno, se non vengono custodite come si deve. Un giorno Sakura, per caso, trova il libro nella biblioteca di suo padre e, poiché nelle sue vene scorre il sangue di Clow Reed, il libro risponde alla sua chiamata e si apre… Solo che le carte volano via! Colpa di Kerberos, il custode del libro, un famiglio dall’aspetto leonino – e delle dimensioni e fattezze di un peluche con le ali, che si è addormentato “in servizio”. Da qui cominciano le avventure di Sakura per riacchiappare le carte…

Una lettura molto fresca e divertente. I disegni sono bellissimi. Ogni tavola è molto curata, con una grande attenzione al dettaglio.

Opera in 12 volumi, pubblicata in Italia da Star Comics.

Tsubasa Reservoir Chronicle (CLAMP)


Molti fan hanno pensato a TRC come al seguito di CCS, almeno all’inizio. In realtà si tratta di uno spin-off, che inoltre è anche un crossover con altre opere delle CLAMP e di cui parte della narrazione si sviluppa in parallelo a un altro manga che le CLAMP stavano pubblicando in quel periodo, xxxHolic. I due manga possono essere letti anche come stand-alone e non serve una vera e propria conoscenza di Card Captor Sakura e/o altri lavori delle CLAMP per apprezzare l’opera.

TRC è un lavoro molto complesso, raccolto in 28 volumi, che spazia tra archi temporali diversi, dimensioni parallele e mondi alternativi, con camei di un po’ tutti i personaggi degli altri lavori più famosi del team di mangaka e modellando alcuni dei mondi su situazioni riprese da altri manga.

X, Tokyo Babylon, Angelic Layer, Chobits, RG Veda, Card Captor Sakura sono alcuni dei principali lavori citati nel corso delle avventure della Sakura e Syaoran alla ricerca delle memorie perdute della principessa, sparpagliate nei vari universi nella forma di piume dagli enormi poteri.

Una lettura molto più impegnativa rispetto a Card Captor Sakura, per un manga dai toni più cupi, dalle tematiche più adulte (vita, morte, rinascita, memoria sono solo alcuni dei temi portanti), dai risvolti talvolta gotici, talvolta steampunk, talvolta fantascientifici. Anche qui le tavole sono molto curate. Il tratto dei personaggi è meno dolce, più spigoloso, ma abiti, ambientazioni, sono favolosi.

Pubblicato in Italia da Star Comics.

Full Metal Alchemist (Hiromu Arakawa)


Ho conosciuto FMA attraverso l’anime del 2003. Una versione che per vari motivi mi sento di preferire al remake del 2009, FMA: Brotherhood. Ho cominciato a collezionare il manga dopo aver visto l’anime.

FMA è un manga che racconta una storia profonda, adulta, dai risvolti talvolta orrorifici, che invita a riflettere sulla condizione umana, sul desiderio di potere, di vendetta, sulla morte, sul dolore di aver perduto un proprio caro, sul desiderio impossibile di riportare in vita i defunti, sulla miseria umana.

Ma contiene anche tanto amore; l’amore fraterno che lega Ed e Al; quello materno-filiale che lega i fratelli alla madre defunta; l’amicizia, in bilico tra amicizia e amore, tra Ed e Winry. E contiene speranza: la speranza che un giorno ad Alphonse possa essere restituito il proprio corpo. Che possa essere fatta giustizia dei crimini perpetrati dall’esercito. Che si possa trovare una nuova strada, un nuovo modo di praticare l’Alchimia, a beneficio delle persone; non per uccidere gli innocenti (o usarli come cavie negli esperimenti).

Il tratto di Arakawa è pulito ma forte, sembra quasi voler incidere la pagina. L’uso dei retini è misurato. Quasi tutto il manga si regge sul forte contrasto del bianco e del nero. Le ambientazioni sono evocate da pochi, sintetici tratti, eppure non risultano spoglie, né approssimative.

L’opera è in 27 volumi, pubblicata in Italia da Panini Comics, collana Planet Manga.

Evangelion: Cronache degli Angeli Caduti (Ming Ming)


Si tratta di uno spin-off di Neon Genesis Evangelion, di ambientazione scolastica, disegnato da Ming Ming, mentre la storia è di GAINAX.

Qui gli EVA mech sono sostituiti da più maneggevoli EVA manufatti spirituali, che prendono la forma di una pistola, una spada, una lancia… a seconda della volontà dell’utilizzatore.

Solo pochi ragazzi speciali possono impugnare gli EVA. Tra questi, Rei Ayanami, Kaworu Nagisa, Asuka Langley e un ignaro (ma è sempre ignaro, ‘sto ragazzo???) Shinji Ikari.

La fondazione NERV si presenta qui come una scuola cattolica. In realtà nasconde di più.

La sua missione è infatti proteggere l’Yggdrasil e combattere gli Angeli Caduti, che non hanno fattezze aliene improbabili, come nell’anime originale, ma sono “nuclei“, di forma sferica, non più grandi di una biglia, che occupano il corpo di un ospite (uccidendolo) e possono assumere perciò forma umana o animale.

Ming Ming svolge un ottimo lavoro a svecchiare il tratto dei personaggi, che sono qui molto più umani ed espressivi e GAINAX ad attualizzare la storia trasportandola nel XXI secolo. Un uso accorto dei retini, ambientazioni molto curate, grande misura nei dialoghi fa il resto.

Un bellissimo manga in quattro volumi, pubblicato in Italia da Panini Comics, collana Planet Manga.

Tegami Bachi – Letter Bee (Hiroyuki Asada)


Un fumetto che ho scoperto, come per FMA, grazie all’anime.

Racconta la storia in parallelo di Lag Seeing e Gauche Suede, entrambi Tegami Bachi, o Letter Bee, i portalettere del governo di Amberground. Una storia che parla di amicizia, di perdita, di promesse, di memorie custodite gelosamente e altre irrimediabilmente perdute. Di un viaggio e di una ricerca.

Di un mondo immerso in una notte perenne, sul quale splende un sole artificiale cui hanno accesso solo pochi eletti e che, nelle pieghe dell’oscurità, nasconde segreti ancora più oscuri.

Se l’anime si basa sul contrasto tra il bianco e il blu, il fumetto è interamente basato sul contrasto tra il bianco e il nero. Il mondo descritto è buio, freddo, ma Lag, Niche, Sylvette, Zazie e Connor sapranno scaldarvi il cuore.

Panini Comics. Planet Manga.

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4 comments on “I miei manga preferiti”

  1. Benvenuto sul mio blog.
    A me questo spin-off è piaciuto molto. È particolare, ma è un bel manga nel complesso. Anche io sono fan della serie originale. Nel mio caso ho avuto un assaggio da alcuni scans che ho trovato online e mi è piaciuto fin dalle prime battute, così poi quando Panini ha pubblicato i volumi in Italia me li sono procurati subito per scoprire come continuava la storia. 😉

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  2. Riguardo gli anime di FMA, sinceramente non ho visto Brotherhood ma ho saputo che la storyline è la stessa del manga. S'è così, ha la mia preferenza su quello del 2003, per quanto anch'esso non mi è dispiaciuto affatto. Ritengo che Arakawa abbia fatto un gran lavoro in quanto ad evoluzione dei personaggi, colpi di scena, trama e sotto-trame che per tutti e 27 i volumi non sono mai caduti nella banalità. Fu triste quando terminò, ma è sempre così quando si tratta di qualcosa di qualità:)

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  3. FMA Brotherhood diventa bello una volta superate le prime 5 puntate, dove si sono presi la libertà di stravolgere i fatti perché non somigliasse all'inizio di quello del 2003. Personalmente avrei preferito che seguissero comunque il manga.

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