Cronache del Mondo – Episodio 3

“Non puoi. Non questa volta. Non condannerò un altro arco temporale — No, dimentica ciò che ho detto.”

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Quando Bek aprì gli occhi, si ritrovò a fissare un soffitto bianco e spoglio. Era distesa in un letto.
I sensori che misuravano le sue funzioni vitali emettevano un bip sommesso e regolare.
Bek si guardò intorno. Era in una stanza d’ospedale. La tapparella era abbassata e la stanza era in penombra.
Da una flebo un fluido nutritivo scendeva nell’incavo del suo braccio destro, dov’era posizionato il catetere.
Cosa ci faceva in ospedale? Poi ricordò. La città Eterna. La decisione, imposta dalla sua anima gemella, di separare i mondi. Mentre ricordava, la testa cominciò a farle male, così interruppe il flusso di pensieri.
“Sono contenta che tu ti sia svegliata. Cominciavo a preoccuparmi.”
Era stata una voce di donna a parlare. Bek volse il capo. Da una poltrona in un angolo in ombra della stanza si alzò una persona, che si avvicinò al letto. Aveva i capelli rossi e gli occhi verdi, proprio come lei e vestiva una uniforme composta da una casacca grigio perla con l’abbottonatura a doppio petto e pantaloni dello stesso colore, che terminavano in un paio di stivaletti di pelle, probabilmente alla caviglia, color grigio antracite, di quelli con la zip. Nello stordimento che ancora l’avvolgeva, Bek pensò che quella donna le somigliava – avrebbe potuto essere sua madre, o una versione più matura di se stessa. Entrambe le ipotesi erano impossibili.
I capelli erano acconciati in un caschetto morbido, che si fermava appena sotto le orecchie e le incorniciava il viso.
Si aggiustò il ponte degli occhiali olografici sul naso e prese una sedia. Si accomodò accanto a lei.
“Sono sicura che hai molte domande da farmi, ma abbiamo poco tempo. Il nostro incontro non era previsto…”
“Posso almeno sapere chi sei? Mi trovo ancora nella città Eterna?”
“No, ti trovi in una clinica del Ministero degli Affari Esteri a Old London Metropolis. Raphael ti ha riportata indietro in una capsula di stasi e ti ha rispedite al mittente come un pacco postale.”
C’era irritazione nella voce della donna.
“Rispondere alla tua prima domanda è… complicato. Diciamo che sono il capo di Raphael. Puoi chiamarmi… Claire.”
“Dove si trova Raphael?”
“Sull’Himalaya, con Eos.”
“Eos?”
“È complicato e abbiamo davvero poco tempo. Non dovrei nemmeno essere qui, ma devi sapere.”
“L’hai detto anche prima, che non dovresti essere qui.”
“L’ho detto, eh? Se Gabriel scoprisse che sono qui andrebbe su tutte le furie. Sostiene la non ingerenza, Gabriel. Ma non possiamo più perdere tempo. È arrivato il momento di agire e dobbiamo agire in fretta, perciò ascoltami bene!”
Bek era scettica, ma non replicò. Claire accettò il suo silenzio come un invito a continuare.
“Molto bene. La prima cosa che devi sapere è che Eos e Raphael sono in pericolo. Non solo loro. C’è un’Organizzazione che opera in entrambi i Mondi ed è votata a mantenere lo status quo. Ma il paradox engine ha raggiunto il punto critico.”
“Perché mi stai dicendo tutto questo?”
“Perché sei l’unica persona di cui mi fido e voglio che tu raggiunga Raphael e lo aiuti a portare a termine la missione.”
“Separare i mondi?”
“Conosco il dubbio che ti rode. Ma, fidati, se il paradox engine cessasse le sue funzioni, le conseguenze sarebbero catastrofiche.”
“Se mi rifiutassi…”
“Non puoi. Non questa volta. Non condannerò un altro arco temporale — No, dimentica ciò che ho detto.”
Claire si alzò dalla sedia e andò all’armadio. Tirò fuori degli abiti e della biancheria pulita, che posò sul letto.
“Forza, vestiti. Ti aspetto in corridoio.”

Raphael affronta Michelle.

  • Vince, ma è gravemente ferito. Michelle fugge. Eos spezza la Lacrima. (57%)
  • Lo scontro si risolve in parità e Michelle si ritira per ripensare la strategia. (14%)
  • Viene sconfitto. Michelle costringe Eos a seguirla e la fa prigioniera. (29%)

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