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Il Cyber Pifferaio Magico

“Io non ho fatto niente. Mi sono fatto ipnotizzare come un imbecille! Sarah è stata grande!”

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Matthew di solito non credeva alle leggende metropolitane, ma la storia del gioco di ruolo online che ipnotizzava e faceva sparire i bambini era troppo intrigante per non indagare.

Sarah, sua sorella, che era una credulona ed era ancora convinta che esistessero gli alieni e Babbo Natale, lo aveva scongiurato di lasciar perdere, ma Matthew s’era messo in testa che voleva provare che il gioco non c’entrava niente con le recenti sparizioni che c’erano state in città e non c’era modo di fargli cambiare idea quando s’intestardiva così.
Le autorità avevano fatto rimuovere il link al sito da cui scaricare il gioco dai motori di ricerca, quindi non si poteva trovarlo con Google, ma i ragazzi se lo passavano tramite i social network e la posta elettronica e si sfidavano a scaricare e provare il gioco.
Matthew si era fatto mandare il link da un amico su Facebook. Ci cliccò sopra.
Il link per fortuna funzionava ancora e ci si poteva registrare e scaricare il gioco.
Matthew registrò un account, scaricò il gioco sul disco rigido e lo installò, poi collegò il joypad al computer tramite la porta USB, infilò il visore ed entrò nel gioco.
Lo accolsero una musica allegra suonata con il flauto e un filmato colorato in stile anime.
Era ironico che la trama del gioco fosse basata proprio sulla fiaba del Pifferaio di Hamelin.
Il gioco prendeva le mosse dal momento in cui il Pifferaio Magico aveva rapito di bambini di Hamelin. Il giocatore vestiva i panni di un viandante capitato per caso ad Hamelin e reclutato per scovare il luogo in cui erano stati portati i bambini e sconfiggere il Pifferaio.
Ovviamente, essendo un gioco di ruolo online, lo sviluppo della trama non era così semplice e lineare e la struttura del gioco prevedeva mille diversioni in forma di quest più o meno grossi e più o meno difficili da completare per ottenere armi, armature, magie e oggetti vari sempre più potenti, per personalizzare il personaggio e renderlo un guerriero invincibile, un terribile mago, un abilissimo ladro, un letale assassino, un esperto cacciatore o un chierico formidabile, a seconda del ruolo scelto dal giocatore.
Come in tutti i giochi di ruolo online, si poteva giocare da soli, oppure reclutare dei mercenari, che potevano essere altri giocatori online in quel momento, o i propri amici, se ci si era messi d’accordo per giocare insieme, il che diventava necessario andando avanti, a meno di non perdere settimane o mesi per far salire di livello il proprio personaggio.
La grafica del gioco era in stile gioco di ruolo giapponese. Il giocatore poteva scegliere tra tre razze (umano, nano ed elfo) sei mestieri (guerriero, mago, ladro, assassino, cacciatore e chierico) e se essere maschio o femmina. Si poteva inoltre personalizzare l’aspetto del proprio personaggio scegliendo il colore di pelle, occhi e capelli, la taglia, l’altezza e l’età.
Matthew creò un personaggio con le seguenti caratteristiche:
Nome Account: Matthew4698
Nome Personaggio: Galahad Pendragon
Razza: Umano
Sesso: Maschio
Età: 16 anni
Altezza: 1, 80 m
Peso 50 kg
Occhi: Azzurri
Capelli: Neri
Pelle: Bianca
Classe: Guerriero
Armi: Spada, Spadone a due mani, Ascia
Specialità: Combattimento Corpo a Corpo
Quando il computer ebbe terminato di elaborare il personaggio, al centro dello schermo comparve una clessidra animata, con la scritta LOADING sotto di essa.
Matthew attese che venisse caricato l’ambiente di gioco, poi lasciò scorrere il prologo senza prestarvi troppa attenzione (raccontava la storia del Pifferaio di Hamelin fino al momento in cui sparivano i bambini e si concludeva con l’arrivo del viandante-giocatore al villaggio, che veniva invitato a casa del sindaco dove gli veniva affidata la missione di cercare i bambini e uccidere il Pifferaio) e rispose di SI’ quando il gioco glielo chiese.
A quel punto Matthew si ritrovò a guardare il suo personaggio dall’alto, di spalle, in piedi all’entrata della piazza del villaggio deserto. Si aggirò per un po’ per le strade del villaggio, ma sembrava proprio deserto: non c’erano né giocatori, né NPC (non-player-characters) in vista. Allora provò a guadagnare l’uscita del villaggio per studiare la mappa del mondo, ma quando il personaggio raggiunse la cancellata di legno del borgo in stile medievale, una musica cominciò a suonare e Matthew avvertì dapprima una potente vertigine, poi si sentì come se cadesse e infine una densa cortina di oscurità gli calò davanti agli occhi.
Sarah entrò in camera sua in quel momento, sfregandosi gli occhi pesanti di sonno.
“Matt, ma non dormi ancora? E’ tardi…Ho visto la luce accesa…Matt!!!”
Si era alzata per andare in bagno e si era incuriosita quando aveva visto la luce accesa in camera del fratello. Ciò che vide fece scorrere un fiume d’adrenalina nelle sue vene, svegliandola del tutto: Matthew era riverso sulla scrivania con il computer acceso!
Sarah corse da lui e cominciò a chiamarlo e a scrollarlo.
“Matt! Matt! Cosa ti succede? Matt! Rispondi Matt!”
Mentre lo scrollava, volse lo sguardo al monitor: lo schermo mostrava il suo personaggio fermo all’entrata di un villaggio medievale.
“No! No! Matt! Hai provato quel maledetto gioco!”
Matthew si mosse sotto la sua stretta e Sarah provò sollievo vedendolo raddrizzarsi, ma il sollievo si trasformò subito in orrore, quando lui si tolse il visore e vide che i suoi occhi avevano la pupilla fissa e dilatata. Si alzò lentamente in piedi e con una calma irreale, uscì dalla stanza, scese le scale, raggiunse la porta di casa e l’aprì.
Sarah lo seguì e i suoi sospetti vennero confermati quando Matthew uscì di casa senza infilarsi né giacca, né scarpe, in una sera di novembre gelida e nevosa come quella!
Senza riflettere, Sarah mise la giacca a vento sopra il pigiama, s’infilò un paio di scarpe da ginnastica e lo seguì.
Matthew camminava sotto la neve con i piedi nudi e il solo pigiama indosso, come se non sentisse né il freddo, né il bagnato. Sembrava seguire una direzione precisa, avere una meta da raggiungere.
Sarah lo chiamò, ancora, ancora e ancora, ma lui non reagì ai suoi richiami.
Mentre lo seguiva per le strade di Brooklin, con il fiato che le si condensava in nuvolette bianche di vapore, stringendosi nella giacca, udì il rombo del motore di una motocicletta.
La notte era così silenziosa, le strade talmente deserte, che il rumore la spaventò, tanto più che si faceva sempre più vicino, e a un certo punto poté vedere la luce dei fari che puntava dritta su di loro. Allora corse da suo fratello e lo scansò, buttandosi con lui nella neve a lato della strada. Lui si divincolò dalla sua stretta, si rialzò e riprese a camminare.
La motocicletta li raggiunse nello stesso momento in cui Sarah si rialzava.
Il centauro si fermò di fronte a lei e si tolse il casco. Una cascata di riccioli rossi rivelò che si trattava di una donna.
“Sei stata brava a seguire tuo fratello fin qui, ma ora dovresti lasciar fare a me.”
“Chi sei?”
“Polizia di New York. Divisione Crimini Informatici.”
“Puoi aiutare mio fratello?”
“Potrei interrompere il segnale, ma se sei d’accordo, prima vorrei seguirlo alla sua fonte.”
“No!”
“Tranquilla, non lascerò che accada nulla a tuo fratello. Ora, da brava, torna a casa.”
Sarah scosse la testa.
“Fa freddo” osservò l’ispettrice, “Tu hai addosso solo il pigiama e la giacca a vento e sei bagnata.”
“Voglio venire anch’io!”
L’ispettrice sospirò.
“D’accordo. Tuo fratello si è già allontanato e non voglio perderlo di vista.”
Scese dalla moto.
“Lo seguiremo a piedi, ma tu non ti allontanare da me! Come ti chiami?”
“Sarah e mio fratello si chiama Matthew.”
“Bene, Sarah. Io mi chiamo Karen. Riporteremo a casa Matthew e anche gli altri bambini.”
Sarah sorrise e annuì e ripresero a seguire Matthew.
“Come facevi a sapere che eravamo qua fuori?” le chiese Sarah dopo un po’.
“Stavamo seguendo le attività del sito Internet che ospita il gioco e abbiamo rilevato l’accesso di tuo fratello. Un quarto d’ora dopo, abbiamo intercettato un particolare segnale, che a quanto pare l’autore di questo crimine utilizza per controllare la mente dei bambini che si registrano sul sito e provano il gioco, così, d’accordo con i miei colleghi, sono uscita per seguire tuo fratello e trovare il luogo da cui viene trasmesso il segnale.”
“Scusa, ma non potete trovarlo dal vostro ufficio?”
“L’avremmo già fatto, non credi? Il nostro cyber Pifferaio Magico è bravo. Ha fatto in modo da rendere impossibile rintracciare da dove viene trasmesso il segnale, ma se seguiamo Matthew, troveremo la sua base operativa e potremo liberare anche gli altri bambini.”
Seguirono Matthew a un capannone abbandonato dalle parti del porto.
Un’antenna spuntava dal tetto e Matthew si stava dirigendo proprio a quella costruzione.
Karen parlò nel microfono dell’auricolare Bluetooth.
“Ho trovato il luogo, sto entrando. C’è una ragazzina con me, la sorella dell’obiettivo. Mi state sempre seguendo? Chiedo supporto immediato.”
Trasmesso questo messaggio alla centrale operativa, Karen fece un cenno a Sarah.
Entrarono dietro a Matthew e si ritrovarono in un grande spazio polveroso lungo le cui pareti erano state allineate centinaia di barelle, su cui i bambini giacevano con un visore sugli occhi, una mascherina per l’ossigeno sul viso e una flebo nel braccio, un rudimentale sistema di sostentamento vitale, tenuti al caldo da coperte termiche e pesanti coperte militari. Dai visori partivano una serie di cavi, che si connettevano a un unico grande cavo centrale, che attraversava il magazzino per tutta la sua lunghezza e si divideva di nuovo in centinaia di cavi che si collegavano a una parete interamente occupata da server, che trasmettevano i risultati del calcolo a una serie di schermi di computer al centro, davanti ai quali sedeva, dando le spalle ai bambini sulle barelle, il cyber Pifferaio Magico.
Matthew si bloccò nell’atto di raggiungere una barella vuota, quando il Pifferaio si rese conto che il ragazzino era stato seguito. Sarah fece per raggiungere Matthew.
“Mettiti dietro di me, Sarah!” le ordinò Karen, portando la mano alla pistola.
Sarah fece saettare lo sguardo sulle sue dita tese sulla fondina della pistola e obbedì.
Dal punto in cui sedeva il Pifferaio, arrivarono una risata e un applauso.
“Brava, brava la mia Karen! Alla fine sei riuscita a trovarmi!”
Karen trasse la pistola dalla fondina e la puntò sulla figura seduta davanti agli schermi.
Il Pifferaio, con calma, si alzò dalla sedia, si volse e attraversò la stanza.
Quando fu abbastanza vicino, Sarah vide che era giovane, che vestiva come un barbone, che avrebbe avuto bisogno di farsi la barba e tagliarsi i capelli e di fare un buon pasto.
Doveva essere incredibilmente magro sotto gli strati di vestiti e il volto era emaciato.
Aveva una luce folle negli occhi, dietro gli occhiali tenuti insieme dal nastro adesivo.
“Joshua!” lo riconobbe Karen, “Come temevo, c’eri tu dietro a tutta questa storia!”
“All’università non volevano lasciarmi fare i miei esperimenti! Così me ne sono andato e ho messo in piedi tutto questo! Funziona, Karen! Funziona! La mente dei bambini è veramente straordinaria! Oh, i passi da gigante che si possono fare utilizzando la mente dei bambini come processore! Nemmeno la più avanzata delle CPU può fare quello che si può fare usando loro!”
“Sei pazzo, Joshua!”
“Non rinuncerò mai al mio progetto!”
“Questi bambini non sono giocattoli che potrai rimpiazzare una volta che saranno rotti! Sono esseri viventi e finirai per ucciderli! Fermati ora, prima di danneggiare la loro mente in modo irreparabile!”
“Mai!”
“Allora non mi lasci altra scelta. Sarah, voltati e copriti le orecchie!”
“Ma…”
“Non voglio che assisti a questa scena!”
“D’-d’accordo.”
Sarah si volse, si accucciò e si tappò le orecchie con le mani. Udì comunque il colpo di pistola e il grido strozzato di Joushua. Aprì gli occhi e lanciò un’occhiata da sopra la spalla: l’uomo era a terra e si teneva una spalla sanguinante, ma era vivo; Karen non l’aveva ucciso.
Si cominciarono a udire gli ululati delle sirene delle macchine della polizia e delle ambulanze in lontananza, che si facevano sempre più vicine.
Karen andò alla postazione di Joshua e interruppe il programma.
Matthew si risvegliò dal suo sonno ipnotico e si guardò intorno.
“Dove sono? Cosa ci faccio qui?”
Sarah gridò di gioia e corse ad abbracciarlo.
“Sarah? Cos’è successo? Ho freddo e sono tutto bagnato!”
Stretti l’uno all’altra, i due fratelli osservarono la polizia fare irruzione nel capannone.
Mentre Karen ammanettava Joshua e lo consegnava ai suoi colleghi, i paramedici cominciarono a trasferire i bambini sulle ambulanze.
Karen raggiunse i due fratelli.
“Sei stata molto coraggiosa questa notte, Sarah e senza l’aiuto di Matthew non ce l’avremmo mai fatta. So che siete stanchi e vorreste tornare a casa, ma prima vorrei che andassi con Matthew in ospedale per controllare che sia tutto a posto.”
“Certo.”
Karen fece cenno a due paramedici di accompagnare i due fratelli a un’ambulanza.
Quando i genitori vennero a prenderli in ospedale, furono molto sorpresi di apprendere del ruolo dei figli nella cattura del cyber criminale rapitore di bambini.
Qualche giorno più tardi, Karen gli fece visita a casa e parlò a Sarah e Matthew dei risultati delle indagini. Il gioco apparteneva a una società di software di Palo Alto, che ne aveva denunciato il furto, dopo che era scomparso dai loro server ancora in fase di testing.
L’autore del furto era Joushua e lo aveva convertito perché trasmettesse un segnale subliminale che poi costringeva i bambini a raggiungerlo nella sua base operativa, dove, dopo averli addormentati, li rendeva parte del circuito del suo supercomputer.
“Joshua e io eravamo amici all’università” confessò Karen, “Era uno studente brillante, ma poi ha avuto un crollo di nervi e dopo non è più stato lo stesso. Ha concepito quell’orribile macchina e quando ad Harvard, dove faceva il ricercatore, lo hanno buttato fuori, dev’essere impazzito del tutto. Ha costruito quella macchina e ha messo in piedi l’esperimento. Mi spiace che non siamo riusciti a prenderlo prima. Ma voi due, siete stati straordinari. Non ce l’avremmo mai fatta senza il vostro aiuto!”
Matthew arrossì.
“Io non ho fatto niente. Mi sono fatto ipnotizzare come un imbecille! Sarah è stata grande!”
Karen guardò Sarah e sorrise.
“E’ vero. Che ne dici? Potresti fare la poliziotta da grande.”
Sarah scrollò le spalle.
“Chissà!”
“Come stanno gli altri bambini?” chiese la madre di Sarah e Matthew.
“Si stanno ancora prendendo cura di loro all’ospedale, ma sembra che si riprenderanno. La mente dei bambini è davvero straordinaria!”
Matthew e Sarah si guardarono e sorrisero.
Dieci anni più tardi, Matthew e i genitori di Sarah sedevano tra il pubblico invitato alla cerimonia di diploma dei cadetti dell’Accademia di Polizia.
La ragazza si era diplomata a pieni voti e l’attendeva una brillante carriera presso la Divisione Crimini Informatici.

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